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RAVENNA MODERNA. NINO MANZONE ARCHITETTO. 1924-1996

Ravenna, 14 dicembre 2007 - 6 gennaio 2008

La Scuola Superiore di studi sulla città e il territorio dell'Università di Bologna con l' Ordine degli Architetti della Provincia di Ravenna e la Camera di Commercio industria artigianato e agricoltura di Ravenna organizzano una mostra su " Ravenna moderna, Nino Manzone architetto 1924 – 1996 opere di architettura".
L’esposizione verrà inaugurata Venerdì 14 dicembre p.v. alle ore 18.00 nella chiesa di Santa Maria delle Croci con la proiezione di un cortometraggio appositamente realizzato per l’occasione dal regista Yuri Ancarani.
Alle ore 10.00 alla Casa Matha si terrà un convegno che accompagna l’iniziativa.
Nino Manzone è l’autore, tra l’altro, del progetto della Camera di commercio di Ravenna. Cinquant'anni fa, nel 1957, veniva inaugurato quell'edificio ‘rivoluzionario' sul viale Farini. Era l'atto finale di una breve vicenda iniziata col bando di concorso del 1953, proseguita coi lavori della giuria di primo e secondo grado, quindi con l'appalto ed il cantiere.
In giuria, il Presidente della Camera di Commercio di allora, il Presidente per eccellenza, Luciano Cavalcoli, aveva chiamato due architetti e professori universitari di fama internazionale: Giuseppe Vaccaro e Giovanni Michelucci (oltre al Soprintendente ai Monumenti Giovanni Bonomo). Vinse uno sconosciuto giovane architetto romano alla sua prima vera prova importante: Nino (Antonino) Manzone che nel 1953 aveva soli 29 anni.
Con la Camera di Commercio la città acquista la nota della modernità e come spesso avviene, soprattutto in ambienti rimasti chiusi alle innovazioni per storia secolare, come Ravenna, quell'edificio è, da parte di molti, considerato estraneo alla tradizione, all'edilizia, all'ambiente cittadino. Tuttavia, insieme al suo autore, a poco a poco vince le resistenze ed entrambi affermano la loro autorità culturale.
Manzone si trasferì a Ravenna, dove aprì lo studio professionale, il primo vero studio di architettura della città. Nei vent'anni che seguirono vi realizzò opere importanti e sempre di valore, tra cui: l'Hotel Bisanzio in via Salara, la casa Roncuzzi sul viale dei Giardini pubblici, la sede dell'ITI, l'Istituto Tecnico Industriale (quest'ultimo insieme a due ancor più giovani architetti ravennati: Gino Gamberini e Danilo Naglia), oltre a vari interventi di edilizia popolare, all'edificio di via Diaz angolo via di Roma, alla nuova sede dell'Archivio di Stato, al quartiere Vallona.
Verso la metà degli anni Settanta lascia lo studio di Ravenna e si trasferisce in Iran ed a Roma dove progetta molto, ma non altrettanto realizza.